Il destino di MySQL

MySQL ha accompagnato gran parte della storia moderna del web: è stato la colonna portante di stack LAMP, ha alimentato migliaia di applicazioni e, per anni, è stato considerato il database opensource relazionale più diffuso al mondo. Ma negli ultimi mesi, qualcosa sembra essersi inceppato: il ramo opensource della piattaforma, quello su GitHub per capirci, non ha ricevuto commit pubblici da oltre tre mesi.
Un silenzio che fa rumore
Se scorri l’attività del repository ufficiale MySQL su GitHub, l’assenza di nuove modifiche da fine settembre 2025 balza all’occhio. Questa pausa di fatto rappresenta il primo periodo così lungo senza aggiornamenti visibili nello sviluppo opensource, almeno su quella traccia pubblica del progetto.
Per molti osservatori questa situazione non è un semplice calo di frequenza dei commit, ma un segnale molto più profondo sulla direzione che Oracle sta prendendo con MySQL. Peter Zaitsev (ex ingegnere MySQL e ora CEO di Percona) ha insinuato pubblicamente che il database opensource potrebbe essere “ucciso, se non da azioni dirette, almeno dall’inerzia”.
La correlazione tra licenziamenti nel team di sviluppo e l’assenza di attività sul repository ha alimentato ulteriormente questi timori. Secondo alcuni report non ufficiali, gran parte dell’ingegneria dedicata a MySQL sarebbe stata ridotta nel corso del 2025.
MySQL ieri: un po’ di storia
Per capire perché questa notizia è così significativa, vale la pena ripercorrere brevemente la storia della tecnologia.
MySQL nasce nel 1995 per mano degli svedesi di MySQL AB, con l’obiettivo di offrire un database relazionale leggero, veloce e semplice da usare. Negli anni 2000 si afferma a livello globale, diventando un pilastro per siti web dinamici, applicazioni e servizi di ogni scala. Nel 2008 Sun Microsystems acquista MySQL AB per circa un miliardo di dollari, riconoscendone l’importanza strategica. Due anni dopo, Oracle rileva Sun, portando MySQL sotto la sua ala insieme a tecnologie come Java. Questo passaggio, se da una parte garantisce risorse e stabilità finanziaria, dall’altra genera forti preoccupazioni nella comunità opensource: Oracle è storicamente meno incline alla filosofia collaborativa tipica dei progetti upstream first.
Già prima dell’attuale pausa nei commit, la comunità aveva cominciato a guardarsi intorno. Nel 2010, proprio in risposta all’acquisizione Oracle, nasce MariaDB: un fork completo di MySQL guidato dagli stessi creatori originali, con l’intento di preservare una base libera e indipendente. Parallelamente, altri fork come Percona Server for MySQL forniscono alternative compatibili con migliorie tecniche, ma la presenza di progetti cloni non nasconde la crescente frattura tra gli utenti puristi opensource e le politiche di Oracle.
Perché tutto questo conta
Le critiche più nette alla gestione attuale di MySQL non riguardano (solo) la mancanza di commit, ma il modello stesso di sviluppo:
- Oracle sembra privilegiare lo sviluppo di funzionalità per prodotti commerciali come MySQL Enterprise o servizi gestiti come MySQL HeatWave, piuttosto che il ramo libero.
- Il panorama dei database opensource si sta ampliando: PostgreSQL sta guadagnando consensi tra gli sviluppatori, con contributi e innovazioni sostenuti da una comunità globale.
- Alcuni analisti osservano come l’attività di commit e il numero di contributori a MySQL siano in declino da anni, ben prima dell’attuale pausa.
Tutto ciò alimenta una domanda sempre più concreta tra gli esperti: MySQL continuerà davvero a esistere come progetto opensource o rimarrà un brand con sviluppo sempre più orientato a roadmap proprietarie?
E ora?
Per chi usa MySQL oggi non c’è ancora un fine immediato del supporto, né segnali ufficiali di “deprecated” per la Community Edition da parte di Oracle. Tuttavia, con l’EOL (end‑of‑life) pianificato per alcune versioni e l’assenza di commit, la comunità sta inevitabilmente valutando alternative più attive e collaborative.
MariaDB, PostgreSQL e fork come Percona sono già opzioni mature e compatibili per chi vuole un database opensource con sviluppo trasparente e partecipato.
Le opinioni in quanto tali sono opinabili e nulla ti vieta di approfondire l’argomento.
Risorse: